San Valentino
San Valentino, podere con i vini della storia.
Radici che vanno a perforare il tempo. Entrano e passano attraverso civiltà e da ogni strato perforato assorbono cultura, sapori e passioni dei loro uomini. Vanno giù negli abissi dei tempi, ancora prima di Tiberio. Le tombe di Verrucchio, con il ritrovamento dei vinaccioli, testimoniano che anche le radici delle viti di San Valentino hanno un terroir già ampiamente apprezzato da etruschi e romani per fare vini di qualità. Gelosamente custoditi nella biblioteca privata di San Valentino, ci sono diplomi dell’Ottocento che attestano l’alta qualità dei prodotti, già a quei tempi saliti agli onori della cronaca locale. Documenti ingialliti protetti dalla forza del tempo, che testimoniano che la coltivazione della vite era già impostata con una densità di 10.000 piante per ettaro, organizzate a filari. San Valentino nasce nel Dopoguerra con diversi passaggi di proprietà.
Nel 1981 il podere verrà poi acquistato dall’ing. Nanni, che vi costituirà la cantina. Le uve venivano conferite alla locale cooperativa. La grande svolta arriverà solo negli anni Novanta. La famiglia Mascarin capirà per prima che quegli ettari di terra erano un pozzo culturale dell’enologia italiana, da amare, proteggere e valorizzare. Più che i fatturati e i bilanci, saranno i sentimenti a dettare l’incredibile evoluzione della San Valentino: gli eventi della vita come guida della conduzione della sua cantina. San Valentino è un’azienda anomala rispetto al mondo del vino. Una “don Chisciotte” che si è fatta largo facendo anche a spallate con pregiudizi e mentalità di un mondo, quello dell’enologia. Perché è diversa: diversa da un’azienda tradizionale, diversa dalle aziende che hanno seguito i cambiamenti per interesse, marketing e mode passeggere.
Roberto Mascarin, fondatore e anima della cantina, è andato dritto sparato per la sua strada senza compromessi e senza farsi assorbire dalle mode del momento. Su per delle salite irte e dissestate, rinunciando a sentieri pianeggianti e sicuri. Roberto e San Valentino sono un’unica cosa. I vini rispecchiano fortemente le emozioni di un annata. Delusioni, successi e soprattutto scelte: scelte forti, virate brusche che spesso hanno rischiato di far affondare la nave. Mascarin entra nel mondo del vino da astemio. Il padre, importatore esclusivo della birra Stella Artois, aveva rilevato la cantina. Un “gioco” che aveva passato al figlio ventenne Roberto. Ma come tutti i giochi ci si può stancare. Il versante collinare accarezzato dall’aria salmastra e l’azzurro dell’Adriatico visto da quella unica “vedetta” ripagano ogni giorno il duro lavoro di Roberto nella vigna. Terra di Sangiovese, vino di profonda tradizione. Quelle vigne erano diverse dalle altre della zona perché il terreno era fortemente diverso, cioè argilloso e calcareo. Il terreno, appunto, il cuore di San Valentino. Unicità e ricchezza di minerali capaci di restituire, regalare nel bicchiere sentori da grandi classici dell’enoteca.
Prima virata: portare sulle colline riminesi vitigni internazionali come Syrah e Cabernet Franc. Affinamento per oltre 10 mesi in botti di legno grande e barriques di secondo passaggio. Il Vivian Rosso farà fatica ad affermarsi inizialmente in Romagna, dove si deve produrre per il “popolo” solo Sangiovese. Esplodono invece le richieste internazionali. Piovono valutazioni top dal mondo dei sommelier. Per Roberto quella “virata” gli darà il coraggio per proseguire ad ascoltare le proprie intuizioni, ma soprattutto il cuore. Non si parla di “bio” nei primi anni 2000. Si deve produrre il più possibile. Il Sangiovese fa fare soldi se prodotto in grandi quantità. Ma servono fertilizzanti. Quell’aiutino chimico che fa fare tanti grappoli ma che avvelena piano piano il terreno. L’azienda è piccola e Roberto ha una famiglia a cui dover rendere conto ogni fine mese a livello economico. I sorrisi delle due figlie e della moglie, il rispetto della terra che accoglie i vigneti. Relazionarsi come a un organismo: per le vigne, il terreno deve essere signorile, rispettoso e amorevole: “Se noi sapremo amare dando il massimo delle cure, riceveremo amore” pensava Roberto.
Seconda virata, dura e assolutamente fuori dal tempo delle mode. Il passaggio a una produzione totalmente bio avviene a inizio 2008. Negli anni immediatamente successivi questa svolta sarà ripagata solamente dai sorrisi dei famigliari, viste le basse produzioni. Il vascello San Valentino rischia di insabbiarsi e la morte della cara moglie Valeria, nel 2016, è un colpo fortissimo per la cantina e per il suo capitano. Nel frattempo ristoranti nazionali ed europei fanno a gara per accaparrarsi le bottiglie di Conte di Covignano, di Luna Nuova e del bianco Scabi Rebola. Avere nella propria cantina quelle etichette è ormai d’obbligo per la ristorazione top. Quel laboratorio enologico iniziato trent’anni prima inizia a farsi spazio nell’eccellenza nazionale. D’Attoma e Moltard, il Maradona e Pelè dell’enologia nazionale, entrano nella squadra di San Valentino. Estimatori da tutta Europa rimangono affascinati dalla rivoluzione culturale che una piccolissima cantina stava tracciando. Un modello di successo per tanti imprenditori del settore. La famiglia Aureli, importante dinastia imprenditoriale romagnola, affiancherà Roberto nella compagine societaria, attratta da quei bicchieri cosi ruvidi e forti come la storia della cantina. Quel romantico vascello San Valentino capace di affrontare con successo le più forti mareggiate dell’enologia internazionale è sempre più un veliero della qualità e della sperimentazione. Arrivano i “3 bicchieri” del Gambero Rosso.
Il tocco femminile della cantina rimane come imprinting dell’azienda anche dopo la scomparsa di Valeria, proprio per volontà di Armando Aureli, anche lui recentemente colpito dalla scomparsa della moglie. Armando, oltre alla grande esperienza manageriale, imprimerà alla San Valentino una preziosa, sincera, vincente componente emotiva. Bottiglie che racchiudono e accarezzano i sorrisi delle loro compagne, e che al contempo sono lì a raccontare la profondità di radici sane e robuste, impregnate di mondi lontani nel tempo.