Clicca in qualsiasi punto o premi ESC per chiudere il video

Rizzoli

Rizzoli, tra la via del sale e la via dell’amore.

Storia romantica di oltre cento anni fa. Da Torino a Parma seguendo la passione. Luigi Rizzoli (il fondatore della prima azienda) era il bisnonno dell’attuale presidente della Rizzoli Emanuelli, dott Antonio Rizzoli. Luigi Rizzoli aveva un fratello, Emilio Zeffirino che si occupava prevalentemente della vendita del prodotto finito, girava per l’Italia in cerca di clienti per collocare i due prodotti: le alici in salsa piccante e le alici in olio extra vergine. Fu durante i viaggi di lavoro, che Emilio Zeffirino conobbe a Fiorenzuola d’Arda Antonietta Emanuelli, che faceva parte di una famiglia con ottime possibilità economiche. I due si sposarono e decisero di aprire insieme ai fratelli, una fabbrica nuova a Parma nel 1906 e di chiamarla Rizzoli Emanuelli&Co.

L’attività di filettatura e confezionamento delle alici veniva svolta a Torino, dove c’era una tradizione centenaria dovuta alla particolare posizione della città su una delle diramazioni dell’antica via del sale. Spostarsi a Parma avrebbe consentito di ottenere una buona conoscenza nella produzione di conserve alimentari (le industrie locali di conserve del pomodoro erano già allora molto sviluppate) e di conseguenza acquisire anche capacità di manualità e manodopera. Generazioni su generazioni si sono succedute alla guida dell’azienda: tante personalità diverse e forti che hanno consentito una crescita a livello nazionale e in seguito anche nei mercati internazionali. La famosa zia Clelia, nata nel 1893, entrerà in azienda a soli 13 anni per finire poi per prenderne le redini. Persona ricordata per la sua generosità e semplicità, aveva iniziato la gavetta come operaia addetta alla pulizia del pesce.

La gerenza aziendale che sarà sempre a carattere famigliare è il dna della Rizzoli Emanuelli. Dallo stabilimento in pieno centro a Parma, uscivano 50 donne a piedi e in bicicletta cantando una filastrocca “se vuoi mangiar bene e avere bimbi belli, mangia alici Rizzoli Emanuelli”. Si respirava un clima allegro e felice. Per quanto riguarda il prodotto, le alici in salsa piccante Rizzoli sono il vero simbolo dell’azienda. Conservate nell’ormai storica confezione di latta dorata sono immerse in una salsa talmente preziosa che la sua ricetta è stata tramandata negli anni solo a voce di padre in figlio. Dietro a questo prodotto famoso in tutto il mondo c’è una storia romantica. Infatti, per dosare gli ingredienti senza che nessuno potesse carpire il segreto di famiglia, si mettevano sul piatto della bilancia dei pesi speciali, oggetti di metallo che fungevano da unità di misura, che solo il primogenito della famiglia conosceva. Anche i tempi di cottura sono un segreto custodito gelosamente. La salsa viene lasciata maturare per 6 mesi in botti di legno utilizzate per l’invecchiamento del marsala.

Ogni passaggio continua ad essere svolto artigianalmente nel rispetto dell’antica tradizione. Gli odori e i sapori sono rimasti quelli che hanno reso questo prodotto uno dei simboli della cucina italiana. La salsa è composta da moltissimi ingredienti. La sua particolarità è data sia dalle proporzioni di questi ingredienti sia dal metodo di trasformazione. Anche il modo di pesare gli ingredienti è molto originale: per mantenere segrete le proporzioni vengono utilizzati gli stessi pezzi di ferro o oggetti come pesi da oltre 100 anni. Tutto come 113 anni fa. I fornitori degli ingredienti sono sempre gli stessi da oltre 100 anni. Vi fu un periodo durante la seconda guerra mondiale durante il quale uno dei fornitori fu costretto ad interrompere la produzione in quanto le spezie arrivavano da paesi lontani. Non potendo disporre delle materie prime usuali anche Rizzoli interruppe la produzione della salsa, che, come detto sopra, aveva una ricetta segreta e sembra venisse creata in luoghi anch’essi tenuti segreti.

Il procedimento di produzione lo conoscono le due generazioni ancora presenti in azienda. È una realtà che manterrà invariata i due suoi grandi capisaldi: la ricerca costante della qualità e l’innovazione. Il disegno dei tre gnomi che sorridono sulla confezione in latta doveva essere sempre il simbolo di buon auspicio. Gli stessi gnomi saranno di grande conforto per l’esercito italiano durante la Grande Guerra, poiché la Rizzoli Emanuelli decise di mandare in omaggio le lattine speciali ai ragazzi al fronte. Tante sono le evoluzioni che si avvicendano durante i vari decenni della struttura aziendale: evoluzioni sempre più di livello internazionale ma anche nel prodotto e nel packaging. Seguendo anche le esigenze del mercato, l’azienda ha portato sugli scaffali il tonno in vetro, in modo da mostrare i filetti tagliati a mano o le alici monodose.

Altro passo nella costruzione del patto di fiducia con il consumatore è la tracciabilità on line del prodotto, con tanto di informazioni su specie di appartenenza, zona, data, metodo di pesca, il nome del peschereccio, la data di arrivo del pesce in stabilimento e tutte le informazioni sui controlli. Oggi l’azienda ha un fatturato di oltre trenta milioni di euro con crescite a doppia cifra anche nel 2020. Per il 2021 le parole di Massimo Rizzoli, amministratore delegato, sono queste: “Sarà un anno più intimo, ma di speranza. Sarà l’ennesima prova che niente può fermare l’invettiva e l’eccellenza italiana, nemmeno i mari più agitati. E posso dire che noi di mari ci intendiamo”. Quell’intreccio tra l’antica via del sale e la via dell’amore, con cui tutto ebbe inizio a fine Ottocento, è ancora tramandata quotidianamente sulle tavole di tutto il mondo.