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Monterò

Monterò, dentro l’essenza di un calice.

Un’isola felice. Colline dalle curve dolci, laghetto con papere e alberi da frutto. Le disegnava da bambina Milena; quasi quotidianamente. Tanti colori su quei fogli dove la natura era al centro del quadro. Una natura che strabordava il foglio. Correre in quegli infiniti prati collinari che finivano solo quando il pennarello blu faceva partire l’orizzonte, interrotto qua e là da immense chiome verdi di alberi. Un’adolescenza immersa nei colori della natura. La vita ha poi girato diversamente per Milena. Per anni e anni un’autostrada a cinque corsie l’ha portata lontana da quei disegni, verso una carriera brillante e di successo. Laurea in Economia aziendale e crescita esponenziale all’interno di Banca d’Italia. Roma, la sua storia e il suo fascino, con il motore sempre acceso del business e della velocità internazionale. Quattro figli: Ludovica, Federico, Andrea e Luca, dai 12 ai 23 anni. E un marito medico, anche lui catturato dalla magica routine della Capitale.

L’autostrada l’aveva catapultata, dopo 40 anni di vita, ad un pianeta indefinito, scolorito, specie agli occhi di quella bambina che disegnava bellissimi paesaggi di campagna. C’era da percorrere stradine irte e sconosciute per provare a trovare quei paesaggi in cui i sogni non si erano mai disciolti, nemmeno dopo il raggiungimento di tanti successi lavorativi e una soddisfacente entratura economica. “Io e mio marito cercavamo da tempo un luogo dove riconnetterci con la natura, dove riposare, dove condividere” racconta Milena. Il viaggio di ritorno è stato lungo, molto di più del tragitto che l’aveva inserita dentro a un puzzle di vita “perfetta”, ma non per lei. Il vino.

Sarebbe stato il vino, infatti, il filo rosso da raggomitolare, passo dopo passo, per tornare ai sogni giovanili. Date che possono sembrare solamente numeri ma che invece segnano i punti più importanti del “gomitolo rosso”: 2009, corso da Somelier; 2014, acquisto insieme al marito della cantina; 2016, il primo rosso il Morellino; 2017, il primo dipendente. Testa manageriale, da sempre alle prese con budget e risultati economici da analizzare. Ma il sogno della bimba viene alimentato dalle letture di Steiner e dall’educazione dei figli. Si avvicina alla biodinamica. L’humus dell’innamoramento lo coltiva quotidianamente fino a farlo sbocciare in quell’angolo della Maremma brullo e deserto.

L’emozione della prima vendemmia (a dieci anni) da ritrovare, come fosse una madeleine proustiana. Dal 2010 Stefano Chioccioli, esperto enologo, aiuterà a trasformare in realtà quelle emozioni. Sui primi sei ettari vengono impiantati Vermentino, Viognier e poi, in un secondo momento, Sangiovese e Syrah. Nel 2014 termina la parte produttiva della cantina, pienamente biosostenibile. È orientata affinché la parte interrata, a nord, possa ospitare il vino da invecchiare, ed è ubicata in un luogo dove la struttura si inserisce in modo naturale. Prima bottiglia è il Monterò. Vermentino in purezza che vinifica in acciaio.

Nel 2016, uno dei capolavori della cantina. Il Vermentino viene fermentato e vinificato in uova di terracotta e in sfere di gres porcellanato. Nasce Linvisibile: il Vermentino viene accompagnato da una piccola parte di Viognier. Intanto arrivano le vendite e i riconoscimenti internazionali, fino ad avere successo nella distribuzione della ristorazione d’elite in Inghilterra. La cantina Monterò viene selezionata per i tre bicchieri del Gambero Rosso. Successo che però non fa perdere la direzione tracciata da Milena. Descrivere con le bottiglie la maremma, con eleganza ma anche con quell’intensità capace di arrivare all’anima.

Il primo rosso è il MORE: Morellino di Scansano, Sangiovese in purezza che fermenta e vinifica in cemento. La produzione rimane sotto le 20.000 bottiglie, con richieste ad oggi ormai in tutta Europa. Il legame con la madre terra come obiettivo. Senza più nessuna corsa a obiettivi economici. Per dare rispetto a quella terra così generosa con la cantina, la tenuta vanta anche 1500 piante di ulivi e 500 litri prodotti. Con lo spirito di dare respiro e quindi di non forzare il territorio, regalando emozioni gusto-olfattive uniche. Arrivare all’essenza delle cose. All’essenza di quel disegno strabordante di colori e felicità, ma anche di semplicità e autenticità.