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Lini 910

Lini 910, lo Champagne emiliano.

Dal New York Times al giornale locale di Paese. Da Manhattan a Correggio. Da Reims cuore dello Champagne al cuore del lambrusco, l’Emilia. Intricata matassa del vino con fili che collegano punti lontani del mondo. Il bandolo della matassa lo si trova solo cercando di interpretare e tradurre in parole la travolgente passione di una famiglia per il suo vino. Le bollicine nobili francesi, dall’elegante perlage con i suoi profumi delicati, contrapposti ai ruvidi e intensi rossi del lambrusco.

Dopoguerra, fine anni Cinquanta, con un’Europa e un’Italia da ricostruire. Quei rossi emiliani la cui spuma violacea spesso rappresentava uno dei momenti di piacere e leggerezza della giornata degli uomini del campo. Vini di sostanza, capaci di sgrassare la bocca da quei piatti poveri e unti nati per caricare di calorie i contadini in vista delle faticose mansioni. Lo Champagne manco si riusciva a sognare. Era troppo. Qualcosa per ricchi e bellissime donne. Non per la gente normale, anche per le occasioni speciali. Al massimo uno spumante per Capodanno.

Le domeniche di Oreste Lini agli inizi del Novecento erano tutte uguali: ricerca e sperimentazione enologica nella sua cantina di allora, a Correggio. Portare ad adottare il metodo classico in Italia, in Emilia. Tentativi durati decenni. Proseguiti dai figli con la stessa passione del loro nonno. Il sogno che inizia a prendere forma negli anni Cinquanta dopo studi, viaggi e collaborazioni con le prestigiose cantine francesi dello Champagne. Pinot nero selezionato nella sua culla d’eccellenza italiana, ovvero l’Oltrepò Pavese. Uve forti e dominanti, non certo facili da “addomesticare” attraverso un processo di lavorazione complesso come può essere il metodo classico in versione emiliana. Un vero e proprio laboratorio artigianale dell’enologia aperto ad esperti non solo d’Oltralpe.

Un’epoca di ascese sociali italiane quella degli anni 70 e 80, dove le bottiglie di bollicine sottolineavano benessere e successi. Spumanti e prosecchi a fare da padrone, e gli Champagne, tre gradini sopra, solo per pochissimi eletti. Wine Spectactor, Bibbia dell’enologia mondiale, ha recentemente iscritto la cantina Lini tra le prime 100 migliori d’Italia grazie a uno dei suoi vini di punta, il Metodo Classico Rosso Millesimato 2004, ricavato da uve lambrusco salamino. 25 ettari posizionati nel cuore della pianura reggiana, selezionati fornitori dall’Oltrepò Pavese e un forte approccio artigianale capace di garantire una cantina variegata, dal metodo Charmat a quello Classico, e poi lambruschi millesimati, Cuveè, fino ai Blanc de Noirs a base di Pinot Nero.

Usa, terra della meritocrazia, dove ci sei solo se il mercato ti reputa “cool”. Le bottiglie di design di Lini 910 le puoi trovare con più facilità, in bella mostra, nei nei top wine bar di New York che non, magari, in quelli della nostra penisola. “Champagne emiliano” amato da diversi uomini dello spettacolo mondiale, vanto nostrano che, come spesso capita per certe eccellenze, di cui si parla poco localmente. Domeniche di passione, di sacrifici e tanti libri di enologia francesi letti dal signor Oreste, racchiuse in un numero, che poi soltanto un numero non è: 910.