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Coppini Arte Olearia

Coppini Arte Olearia, extravergine col pedigree.

Pensare di certificare e tracciare la filiera è una filosofia che si sposa solo ad un mercato di consumatori moderno, che vuole conoscere il più possibile del prodotto alimentare. Solo oggi si inizia a concretizzare questa filosofia di trasparenza sulle filiere alimentari di mezzo mondo, e per arrivare a questo risultato ci sono voluti tanti decenni e tante drammatiche catastrofi alimentari che hanno sconvolto il pianeta, ma c’è ancora tantissimo da fare. Questa sorta di rivoluzione culturale ha contribuito ad abbattere vecchi concetti di produzioni massive presenti nelle organizzazioni industriali, ma sono processi lunghi e in divenire.

Tra le aziende italiane portabandiera di questa incredibile rivoluzione c’è la Coppini Arte Olearia. Tutto nasce nel lontano 1985, un’era glaciale per il settore del food. Si narra che tutto partì da una frase di un buyer al signor Coppini, allora piccolo imprenditore dell’olio, che gli disse “Parma non è una città dell’olio da citare con orgoglio in etichetta”. Questa semplice provocazione ha portato Coppini a voler sottolineare maggiormente l’origine del suo prodotto. Nasce la volontà di certificare e tracciare la filiera. Pochi anni dopo, su ogni bottiglia di olio extravergine di oliva, verrà posta una vera e propria carta di identità, una certificazione dell’eccellenza del prodotto che funge da inno alla trasparenza. Fu un passaggio storico dell’azienda, precursore di un’esigenza che si configurava inizialmente come anti economica, ma che divenne in seguito una prassi significativa per tutto il mercato italiano.

Il Dna dell’azienda è fatto di storie semplici e rustiche, lo si percepisce fortemente già dagli albori della fondazione. Siamo agli inizi degli anni Quaranta, sta per iniziare la Seconda Guerra Mondiale. Fu un periodo di terrore durante il quale era difficile portare a casa la pagnotta. Amèrico Coppini all’epoca faceva il mastro casaro, ma era destinato a cose più grandi. Suo nonno a Pistoia produceva olio extravergine e Amèrico nutriva l’esigenza di ricongiungersi alle sue radici. Voleva ridare vita ad un’attività ricca di profondi legami e densa di passione. Sulla sua bicicletta fissa due casse di legno, con all’interno i campioni del suo prezioso olio. In sella alle due ruote “a propulsione muscolare” Amèrico portava il profumo e la ricchezza dell’olio extravergine di oliva dove non se ne faceva nemmeno uso. Quella dell’oliandolo è stata per Amèrico una vera e propria vocazione. Lo chiamavano “il missionario dell’Olio” quando viaggiava con la sua bicicletta per far conoscere il vero olio extravergine di oliva, insegnando la degustazione. Amèrico e Anita avevano già capito, in netto anticipo sui tempi, l’importanza dell’elemento culturale nell’enogastronomia. Per poter apprezzare le caratteristiche di un prodotto “la conoscenza viene prima di tutto”.

Nel 1946 ecco la prima pietra: la moglie Anita fonda la Coppini Arte Olearia. L’azienda si evolve a ritmi sostenuti, con un occhio di riguardo al marketing e alla comunicazione, grazie anche all’ingresso a soli diciotto anni del figlio Ernesto che lancerà il marchio aziendale Olio Perla. Le stagioni si rincorrono: negli anni Settanta l’azienda conosce una nuova espansione, e con lei anche la famiglia Coppini. La nascita di Paolo, Matteo, Francesco e Pier Luigi porta una morbida ventata di gioia e nell’aria c’è già il profumo di un futuro fatto di continuità e fedeltà alla vocazione oliandola. Ma la filosofia rimarrà fortemente la stessa. Lo spirito di salire sulla bicicletta di Americo e di fare il missionario dell’Olio “porta a porta” è rimasta fortemente intatta fino ai giorni d’oggi, così come la cultura dell’olio extravergine nel pieno rispetto dell’enogastronomia. E Coppini non ha mai smesso di pedalare, come è stato il primo giorno oltre settant’anni fa.

Negli ultimi 10 anni l’azienda ha avuto una forte internazionalizzazione grazie alla quarta generazione della famiglia Coppini, con i figli di Francesco ovvero Matteo, Pier Luigi, Francesco e Paolo. Nuove sfide per la bicicletta dei Coppini: scalare nuovi mercati anche quando molte vette di successo sono già state raggiunte. Due ruote capaci di arrivare anche a Base Everest, a 5050 metri della piramide del CNR, portando un piccolo albero di Ulivo in omaggio a chi fa della ricerca, la passione e l’innovazione in Dna della propria vita.